Gli ostacoli: i modelli professionali

I modelli lavorativi inducono delle aspettative di scenari Di fatto hanno ancoraggi molteplici:

• regole e saperi che fondano la competenza professionale: i fondamenti ideologici, filosofici e scientifici della professione (concezione della relazione d'aiuto o della relazione educativa e pedagogica, nozione di persona, deontologia professionale, i saperi sulle scienze umane e sociali, i concetti sulla modernità, in particolare la concezione individualista della persona....)

• regole burocratiche e amministrative (mandato giuridico-amministrativo, missioni sociali, statuto di funzionario....)

• modi di fare sociali e regole di buona educazione.

Attraverso questi molteplici ancoraggi, i Modelli si affermano come elementi assoluti, non adattati ad altri contesti socio-culturali che hanno elaborato altre visioni dell'uomo, ad altri modi di fare sociali, a livelli socio-economici molto diversi. Da qui la difficoltà ad adattarli (se non a cambiarli), portandoli sul terreno della negoziazione.

Possibili zone sensibili legate ai Modelli Professionali 

• Modernità:corso11

◦ Individuo isolato dal contesto
◦ Lavoro individuale, colloquio individuale
Ideali di uguaglianza
◦ Uomo/donna, madre/padre, genitori/figlio

• Comunicazione libera

◦ Non esistono ruoli prescritti
◦ Uguaglianza dei rapporti sociali
◦ Onore
• Razionalità

Modelli professionali legati all'insegnamento:corso12

• Relazione tra compagni e con insegnante
• Riflessione
• Progetto individualizzato
• Partecipazione dei genitori
Modelli professionali legati all'operatore nel sociale::
• No interferenze
• Gerarchia dei bisogni
• Portare a coscienza
• Risorse nella persona
• Neutralità uomo/operatore

Per proseguire, daremo a questo punto, una lettura epistemologica della metodologia adottata che permetta di inquadrare il prosieguo del percorso effettuato ed anche alcune difficoltà che normalmente incontrano i partecipanti nel tipo di lavoro effettuato.

Lavorare solo, o prevalentemente sulla trasmissione di conoscenze ha come effetto quello di "depositare" uno o più strati di conoscenza sui partecipanti. Questo, rispetto ad un percorso iniziale sulla tematica può risultare molto pericoloso. E' come se avessimo di fronte un vulcano attivo. Depositare nel cratere terra e sassi ci dà l'illusione di averne ridotto la pericolosità, in realtà di fronte ad una eruzione (che oggi possiamo chiamare uno choc culturale) quel sapere depositato diventerà materiale ancor più deflagrante; usato non per capire ma per colpire (stereotipi, pregiudizi, schematizzazioni e generalizzazioni). Il lavoro da fare è sulla massa magmatica presente in ognuno di noi, sulle nostre zone sensibili, il monitorarla e conoscerla, ci darà la garanzie di tenere sempre il contatto nella relazione evitando il rifiuto (più o meno conscio) dell'altro.
Lavorare sulle nostre zone sensibili implica quindi, più che un riempimento, uno svelamento, una presa di contatto con alcune parti noi che l'incontro con l'altro ci dà l'occasione di far emergere; queste parti possono essere distruttive o benefiche e ciò dipende dalla possibilità che abbiamo di conoscerle e controllarle.
Rispetto alle tematiche del corso ci troviamo di fronte a persone con un vissuto emotivo personale relativo (primo approccio) era quindi pensabile che la loro esperienza dell'argomento fosse prevalentemente cognitiva. Ecco allora che la rielaborazione di tale esperienza doveva passare da un vissuto emotivo che le coinvolgesse in prima persona
Tale percorso si è basato sull'approccio e sull'esperienza di M: Cohen Emerique di cui abbiamo presentato lo schema di riferimento in precedenza e rispetto alla quale aggiungiamo alcune informazioni biografiche.

Margalit Cohen Emerique è nata in Tunisia, di religione ebrea ha lavorato come psicologa in Israele all'interno dei campi di accoglienza degli ebrei che volevano insediarsi nel nuovo stato. Delusa dall'esperienza, M.C.E. si è trasferita in Francia dove attualmente è formatrice- ricercatrice, insegnante alla scuola superiore di lavoro sociale a Parigi. E' stato all'interno di questo contesto operativo che M.C.E. ha maturato il proprio metodo di lavoro.
L'obiettivo del metodo di M.C.E.,consiste nel:
SENSIBILIZZARE l'operatore a percepire, riconoscere (dare valore, conoscere e rispettare), ricercare (essere curioso di ciò che l'altro dice su di lui) le differenze culturali e a INTEGRARLE in una PRATICA professionale.

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