Concessione della Cittadinanza per RESIDENZA (art. 9 L. 91/92)
REQUISITI
Possono presentare domanda di cittadinanza italiana i cittadini stranieri che abbiano maturato il requisito di residenza legale e continuativa, dunque ininterrotta, in Italia.

Si fa presente che nel caso di cancellazione dell'iscrizione anagrafica, il decorso del periodo di effettiva residenza riprende ad essere computato da zero, senza che quindi si possano sommare eventuali periodi, anche se non continui tra loro, di residenza maturata in Italia.

Gli anni di residenza necessari variano a seconda dei casi:
  • 10 anni di residenza per i cittadini extracomunitari (art. 9 lett. f);
  •  4 anni di residenza per i cittadini dell'Unione europea (art. 9 lett. d);
  •  5 anni di residenza per gli apolidi ( 9 lett. e ) e i rifugiati politici ( art. 16 c.2 );
  •  5 anni di residenza per gli stranieri maggiorenni adottati da cittadini italiani (art.9 lett. b);
  •  3 anni di residenza per gli ascendenti in linea retta di cittadini italiani e per gli stranieri nati in Italia i quali non abbiano ottenuto, o potuto ottenere, il riconoscimento della cittadinanza presso il comune di residenza (art.9 lett. a);
  • 5 anni di servizio, anche all'estero, alle dipendenze dello Stato (art.9 lett. c).
La concessione della cittadinanza presuppone che il richiedente dimostri la disponibilità di adeguati mezzi economici di sostentamento nonché il regolare adempimento degli obblighi fiscali e la possibilità di adempiere ai doveri di solidarietà economica e sociale.
La capacità reddituale è considerata nel triennio antecedente la domanda e deve essere stabile e costante sino al momento del giuramento. A tal fine sulla base delle disposizioni normative vigenti (parametri fissati dal D.L. 382/89, art.3, convertito in L. 8/1900, confermati dall'art. 2 della L. 549/1989), sono stati stabiliti i limiti di reddito quantificati nelle seguenti somme: € 8.263,31 richiesti per nucleo familiare composto da una persona, incrementato fino a € 11.362,05 di reddito imponibile in presenza del coniuge a carico ed in ragione di ulteriori € 516, 00 per ogni figlio a carico.
Ai fini della domanda di cittadinanza possono concorrere al reddito del nucleo familiare, al fine del raggiungimento dei parametri imposti, i parenti di primo grado presenti sullo stato di famiglia.
Alla data del giuramento dovranno permanere i requisiti di legge per la concessione della cittadinanza, la continuità della   residenza anagrafica legale sul territorio   italiano, e la capacità reddituale nella misura minima di cui prima.
La mancanza dei sopracitati requisiti comporta il rigetto della domanda.
Qualunque variazione di residenza deve essere comunicata all'Ufficio (modulo variazione residenza ALLEGATO).
 
DOCUMENTI RICHIESTI
  • CERTIFICATO DI NASCITA * , da richiedere nel Paese d'origine. (non ha scadenza)
  • CERTIFICATO PENALE * del Paese d'origine e di eventuali paesi terzi ove il richiedente abbia avuto la residenza. Solo alcuni Paesi ammettono il rilascio di tale certificato dal proprio Consolato in Italia. (il certificato penale ha validità di 6 mesi, decorrenti dalla data di rilascio, salvo diverse indicazioni riportate sul certificato stesso)
Tali documenti per essere validi in Italia devono essere legalizzati nelle forme di rito . È richiesto il timbro dell'Autorità italiana (Ambasciata o Consolato) presente nel Pese dove il certificato è stato rilasciato, oppure, per i Paesi aderenti alla convenzione dell'Aja , il timbro Apostille. I certificati rilasciati da Paesi dell'Unione sono esenti da legalizzazione.
Una volta legalizzati i documenti devono essere tradotti (vedi nota sulle modalità di traduzione).
 
  • TITOLO DI SOGGIORNO : carta di soggiorno o permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari; attestato di soggiorno per i cittadini dell'Unione europea.
  • DOCUMENTO DI IDENTIT À : passaporto o carta di identità.
  • RICEVUTA DEL PAGAMENTO DEL CONTRIBUTO di 250€ , da versare sul C.C. 809020 intestato a: Ministero dell'Interno, causale: Cittadinanza. (validità un anno)
Come da disposizioni impartite dal Ministero dell'Interno, il limite temporale di utilizzo del bollettino di versamento del contributo di Cittadinanza è nell'anno di esercizio finanziario del versamento, un anno dalla data del versamento. Rimane fatta salva la facoltà di richiedere il rimborso della somma versata e non utilizzata mediante apposita istanza al Ministero dell'Interno per il tramite di questa Prefettura (vedasi al riguardo la sezione documenti scaricabili: "Richiesta rimborso contributo Cittadinanza").
  • MARCA DA BOLLO da 16€.
  • DICHIARAZIONE DEI REDDITI degli ultimi tre anni, proprie o dei parenti di primo grado presenti sul proprio stato di famiglia.
 
Qualora vi siano discordanze anagrafiche tra i vari documenti, italiani e del proprio paese, è necessario produrre una dichiarazione consolare.
Qualora sia stato cambiato cognome a seguito di matrimonio, e quest'ultimo non risulti sul certificato di nascita, è necessario produrre un certificato di matrimonio dal proprio paese, tradotto e legalizzato nelle forme di rito, oppure una dichiarazione consolare.

REQUISITI
Possono presentare domanda di cittadinanza i coniugi di cittadini italiani. Per presentare la domanda ex art.5 è necessario che siano intercorsi:
  • - 2 anni di residenza legale e continuativa in Italia dalla data del matrimonio;
  • - 3 anni dalla data del matrimonio, se residente all'estero;
  • - 2 anni dalla data del giuramento e dalla data del matrimonio, in caso di coniuge naturalizzato italiano.
 I termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi.

Al momento della presentazione della domanda e fino all'adozione del decreto di concessione della cittadinanza, non vi deve essere scioglimento, annullamento, cessazione degli effetti civili del matrimonio o separazione legale.

La domanda è rigettata, oltre che per carenza dei sopracitati requisiti, anche in caso di gravi motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica e in caso di condanna definitiva del richiedente, pronunciata in Italia o all'estero, per i reati di cui all'art. 6 della L. 91/1992.

Ai fini del conferimento della cittadinanza, è necessario che il matrimonio sia stato trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune di residenza.

Lo straniero che risiede all'estero deve presentare domanda alla competente Autorità Consolare italiana.

Qualunque variazione di residenza, anche all'estero, deve essere comunicata all'Ufficio (scarica: modulo variazione residenza)
 
DOCUMENTI RICHIESTI
  • CERTIFICATO DI NASCITA * , da richiedere nel Paese d'origine. (non ha scadenza)
  • CERTIFICATO PENALE * del Paese d'origine e di eventuali paesi terzi ove il richiedente abbia avuto la residenza. Solo alcuni Paesi ammettono il rilascio di tale certificato dal proprio Consolato in Italia. (il certificato penale ha validità di 6 mesi, decorrenti dalla data di rilascio, salvo diverse indicazioni riportate sul certificato stesso)
Tali documenti per essere validi in Italia devono essere legalizzati nelle forme di rito . È richiesto il timbro dell'Autorità italiana (Ambasciata o Consolato) presente nel Pese dove il certificato è stato rilasciato, oppure, per i Paesi aderenti alla convenzione dell'Aja , il timbro Apostille. I certificati rilasciati da Paesi dell'Unione sono esenti da legalizzazione.
Una volta legalizzati i documenti devono essere tradotti (vedi nota sulle modalità di traduzione).
  • TITOLO DI SOGGIORNO : carta di soggiorno o permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari; attestato di soggiorno per i cittadini dell'Unione europea.
  • DOCUMENTO DI IDENTIT À : passaporto o carta di identità.
  • RICEVUTA DEL PAGAMENTO DEL CONTRIBUTO di 250€ , da versare sul C.C. 809020 intestato a: Ministero dell'Interno, causale: Cittadinanza. (validità un anno)
Come da disposizioni impartite dal Ministero dell'Interno, il limite temporale di utilizzo del bollettino di versamento del contributo di Cittadinanza è nell'anno di esercizio finanziario del versamento, un anno dalla data del versamento. Rimane fatta salva la facoltà di richiedere il rimborso della somma versata e non utilizzata mediante apposita istanza al Ministero dell'Interno per il tramite di questa Prefettura (vedasi al riguardo la sezione documenti scaricabili: "Richiesta rimborso contributo Cittadinanza")
Qualora vi siano discordanze anagrafiche tra i vari documenti, italiani e del proprio paese, è necessario produrre una dichiarazione consolare.
Qualora sia stato cambiato cognome a seguito di matrimonio, e quest'ultimo non risulti sul certificato di nascita, è necessario produrre un certificato di matrimonio dal proprio paese, tradotto e legalizzato nelle forme di rito, oppure una dichiarazione consolare.

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I modelli lavorativi inducono delle aspettative di scenari Di fatto hanno ancoraggi molteplici:

• regole e saperi che fondano la competenza professionale: i fondamenti ideologici, filosofici e scientifici della professione (concezione della relazione d'aiuto o della relazione educativa e pedagogica, nozione di persona, deontologia professionale, i saperi sulle scienze umane e sociali, i concetti sulla modernità, in particolare la concezione individualista della persona....)

• regole burocratiche e amministrative (mandato giuridico-amministrativo, missioni sociali, statuto di funzionario....)

• modi di fare sociali e regole di buona educazione.

Attraverso questi molteplici ancoraggi, i Modelli si affermano come elementi assoluti, non adattati ad altri contesti socio-culturali che hanno elaborato altre visioni dell'uomo, ad altri modi di fare sociali, a livelli socio-economici molto diversi. Da qui la difficoltà ad adattarli (se non a cambiarli), portandoli sul terreno della negoziazione.

Possibili zone sensibili legate ai Modelli Professionali 

• Modernità:corso11

◦ Individuo isolato dal contesto
◦ Lavoro individuale, colloquio individuale
Ideali di uguaglianza
◦ Uomo/donna, madre/padre, genitori/figlio

• Comunicazione libera

◦ Non esistono ruoli prescritti
◦ Uguaglianza dei rapporti sociali
◦ Onore
• Razionalità

Modelli professionali legati all'insegnamento:corso12

• Relazione tra compagni e con insegnante
• Riflessione
• Progetto individualizzato
• Partecipazione dei genitori
Modelli professionali legati all'operatore nel sociale::
• No interferenze
• Gerarchia dei bisogni
• Portare a coscienza
• Risorse nella persona
• Neutralità uomo/operatore

Per proseguire, daremo a questo punto, una lettura epistemologica della metodologia adottata che permetta di inquadrare il prosieguo del percorso effettuato ed anche alcune difficoltà che normalmente incontrano i partecipanti nel tipo di lavoro effettuato.

Lavorare solo, o prevalentemente sulla trasmissione di conoscenze ha come effetto quello di "depositare" uno o più strati di conoscenza sui partecipanti. Questo, rispetto ad un percorso iniziale sulla tematica può risultare molto pericoloso. E' come se avessimo di fronte un vulcano attivo. Depositare nel cratere terra e sassi ci dà l'illusione di averne ridotto la pericolosità, in realtà di fronte ad una eruzione (che oggi possiamo chiamare uno choc culturale) quel sapere depositato diventerà materiale ancor più deflagrante; usato non per capire ma per colpire (stereotipi, pregiudizi, schematizzazioni e generalizzazioni). Il lavoro da fare è sulla massa magmatica presente in ognuno di noi, sulle nostre zone sensibili, il monitorarla e conoscerla, ci darà la garanzie di tenere sempre il contatto nella relazione evitando il rifiuto (più o meno conscio) dell'altro.
Lavorare sulle nostre zone sensibili implica quindi, più che un riempimento, uno svelamento, una presa di contatto con alcune parti noi che l'incontro con l'altro ci dà l'occasione di far emergere; queste parti possono essere distruttive o benefiche e ciò dipende dalla possibilità che abbiamo di conoscerle e controllarle.
Rispetto alle tematiche del corso ci troviamo di fronte a persone con un vissuto emotivo personale relativo (primo approccio) era quindi pensabile che la loro esperienza dell'argomento fosse prevalentemente cognitiva. Ecco allora che la rielaborazione di tale esperienza doveva passare da un vissuto emotivo che le coinvolgesse in prima persona
Tale percorso si è basato sull'approccio e sull'esperienza di M: Cohen Emerique di cui abbiamo presentato lo schema di riferimento in precedenza e rispetto alla quale aggiungiamo alcune informazioni biografiche.

Margalit Cohen Emerique è nata in Tunisia, di religione ebrea ha lavorato come psicologa in Israele all'interno dei campi di accoglienza degli ebrei che volevano insediarsi nel nuovo stato. Delusa dall'esperienza, M.C.E. si è trasferita in Francia dove attualmente è formatrice- ricercatrice, insegnante alla scuola superiore di lavoro sociale a Parigi. E' stato all'interno di questo contesto operativo che M.C.E. ha maturato il proprio metodo di lavoro.
L'obiettivo del metodo di M.C.E.,consiste nel:
SENSIBILIZZARE l'operatore a percepire, riconoscere (dare valore, conoscere e rispettare), ricercare (essere curioso di ciò che l'altro dice su di lui) le differenze culturali e a INTEGRARLE in una PRATICA professionale.

Il processo di socializzazione

Poiché una cultura stabilisce ciò che è «buono» e ciò che è «cattivo», ciò che è «giusto» e ciò che è «sbagliato», è normale che essa cerchi di trasmettere questa visione del mondo alla generazione più giovane. Questo sforzo di trasmettere i valori di una cultura ai membri più giovani della società è chiamato «processo di socializzazione». Dal punto di vista della persona ricevente, la socializzazione è il processo attraverso il quale essa «interiorizza» e adotta la visione del mondo, i valori e le norme di una data cultura. Il processo di socializzazione, nella sua «naturalità» presenta ovviamente risvolti ambigui: può tradursi da parte dei ragazzi e dei giovani in una passiva accettazione (stimolata da opportuni «premi» e «punizioni») della cultura dominante in cui possono convivere ideali diversi, non tutti positivamente orientati verso la comprensione degli altri.

Sul processo di socializzazione si può quindi innestare una dinamica più propriamente educativa, ossia un rapporto tra adulti e ragazzi volto a stimolare la capacità critica di questi ultimi: se visono adulti disponibili a ciò si possono fornire ai ragazzi e ai giovani esperienze e strumenti per valutare appunto criticamente la cultura dominante e per formarsi quindi un'idea autonoma che conduce ad uno sviluppo, anche magari verso direzioni nuove, della cultura stessa.

Si tratta quindi di introdurre all'interno di un processo di socializzazione «naturale» gli stimoli educativi per il superamento dei limiti della propria cultura e per imparare quindi a giudicare gli altri sapendo «relativizzare» il proprio punto di vista.
Etnocentrismo e sue conseguenze

Come abbiamo già detto, quando si giudica un'altra cultura, l'uomo ha la naturale tendenza a giudicarla sulla base dei criteri della sua propria visione del mondo. Questo viene detto etnocentrismo. Nel senso più stretto della parola, l'etnocentrismo implica pure una tendenza a credere la propria cultura superiore alle altre e a giudicare le altre culture attraverso le norme stabilite da questa.

Il bisogno di sviluppare una «sensibilità culturale»

Abbiamo già visto che, tramite la cultura, un essere umano acquisisce un'identità culturale. Abbiamo anche visto che, proprio come un individuo non può viveri in completo isolamento dal mondo che lo circonda, così neppure una cultura può vivere in completo isolamento.Allo stesso modo in cui l'identità culturale di un uomo si arricchisce nel contatto con altri uomini, così anche l'identità culturale dei popoli si arricchisce nel contatto con le tradizioni e i valori di altri popoli. Questo è vero specialmente per l'uomo d'oggi, che allarga costantemente i suoi orizzonti. È diventato perciò un cliché dire che viviamo in un mondo che s restringe. Possiamo spostarci ad una velocità tale che ci permette di entrare in contatto con altri molto più rapidamente. Il telefono ci permette di essere in contatto con una larga parte del mondo, come se si trattasse di una chiamata locale. Inoltre, per mezzo dei mass media (giornali, radio, TV, ecc.) il mondo è alla nostra portata ogni giorno, anzi ogni minuto. Coi nostri orizzonti si allargano continuamente e vanno oltre il nostro «villaggio», fino al «villaggio globale» come lo chiamava Marshall McLuhan. Tuttavia, per quanto noi possiamo essere ben informati (e a volte qualcuno potrebbe sostenere, «super informati») nella maggioranza dei casi siamo informati solo di ciò che si riferisce ad avvenimenti episodici e accidentali. Un terremoto, un tifone, un colpo di stato, sequestri di ostaggi, un incidente terribile o dei seri tumulti fanno notizia in prima pagina e vengono anche riferiti alla televisione e alla radio.
Non veniamo altrettanto informati, ed ancor meno sensibilizzati, sull'«anima interiore» di un popolo, sulle caratteristiche preminenti della sua storia, delle sue tradizioni e della sua cultura. Senza che ne siamo coscienti, ciò può portare a dare giudizi affrettati e sconsiderati che possono essere anche ingiusti e scorretti.
È ovvio che anche un grande storico o un antropologo erudito non possono conoscere tutte le società che esistono e le loro rispettive culture. C'è tuttavia qualcosa che noi tutti possiamo fare: sviluppare una «coscienza culturale» che ci aiuti a non giudicare le altre culture secondo le nostre premesse culturali. Questo è un atteggiamento mentale che deriva allo stesso tempo dal rispetto degli altri e dalla onestà intellettuale: può e deve venir coltivato e sviluppato ogni giorno.

Quattro idee chiave come abbiamo prima accennato possono servire da base su cui sviluppare questo atteggiamento. Vale certamente la pena di ripeterle:
1. Ogni cultura forma un tutto coerente; esso costituisce un «insieme di significati».

2. Di conseguenza nulla è «arbitrario» in una cultura, ogni cosa è in relazione ad una causa precisa. Anche un'abitudine che a prima vista sembra «strana», «ridicola», «aberrante» o «barbara» per noi, ha un'origine, una ragione d'essere e trova il suo significato ponendola nel suo sistema culturale.

3. Benché ogni cultura sia un tutto coerente, essa non è tuttavia una entità statica. Le culture sono dinamiche, si muovono. Così un cambiamento introdotto in uno degli elementi dell'insieme produrrà dei cambiamenti in tutti gli altri elementi. Un cambiamento in un metodo di produzione o l'introduzione di una nuova tecnologia avrà inevitabilmente delle ripercussioni sullo stile di vita, sui modelli di lavoro, la divisione di lavoro tra i sessi, il cibo e l'igiene, la casa e il matrimonio, ecc. Dovremmo perciò diffidare da giudizi semplicistici e sviluppare un istinto che ci guidi ad esaminare ogni «elemento culturale» come parte di un insieme che non è solo «complesso», ma anche «dinamico».

4. Infine, il punto senza dubbio più importante: si può stabilire un vero «dialogo» nel senso più stretto della parola, uno scambio, una condivisione tra i popoli di culture differenti se ogni persona considera «gli altri» e la gente di altre culture non come esseri «strani», «buffi» o «incomprensibili», ma come persone appartenenti ad una società che accoglie valori degni di esser conosciuti, apprezzati e condivisi. È solo a questo prezzo che possono venire in essere nuove specie di relazioni; relazioni che non saranno più basate sulla dominazione o sulla dipendenza, sulla incomprensione o sulla sfiducia, ma sulla stima reciproca e sul rispetto tra i popoli e i Paesi di differenti culture.
Al fine di raggiungere questo risultato, noi tutti dobbiamo essere capaci di prendere una distanza critica dalla nostra cultura, dal nostro sistema di valori, dalle mete della nostra società, dal nostro modello di sviluppo, ecc. In breve dobbiamo imparare a giudicare gli altri secondo le loro premesse culturali e non secondo le nostre.

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